Appalti pubblici: quando le regole creano paradossi

Appalti pubblici. Fascicoli documentativi

Mi è capitato un episodio che credo valga la pena condividere.

Sto partecipando a una gara che – nonostante siamo nel 2025 – è stata bandita ancora secondo il vecchio Codice dei Contratti Pubblici (D.Lgs. 50/2016) invece che con il nuovo D.Lgs. 36/2023. Una scelta già discutibile, ma il vero problema sono le incongruenze riscontrate nella documentazione.

Valore dell’appalto

Per lo stesso affidamento compaiono tre importi diversi:

  • su Acquisti in Rete compare 18.400 €,
  • nella lettera d’invito 18.420 €,
  • nel capitolato addirittura 18.720 €.

Tre valori differenti per un’unica procedura.

Costi della manodopera

la situazione è ancora più complessa:

  • il capitolato richiede di indicarli nell’offerta economica,
  • la Stazione Appaltante però non ha indicato il CCNL né stimato i costi,
  • sul MEPA non è previsto alcun documento dedicato per caricarli.

Un cortocircuito normativo e procedurale che solleva domande legittime:

  • Come può un concorrente rispettare un obbligo se la piattaforma non permette di adempiere?
  • Qual è l’importo corretto dell’appalto?
  • E soprattutto: non era il nuovo Codice nato proprio per semplificare e rendere più trasparenti queste procedure?

A voi è mai capitato di trovarvi in contraddizioni del genere tra normativa, piattaforme digitali e richieste della PA?

Io una strategia l’ho individuata, ma mi piacerebbe leggere la vostra esperienza.

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